Le materie prime restano sotto la lente degli operatori economici, mentre il conflitto tra Stati Uniti e Iran sembra finalmente avviarsi verso una conclusione. In questo scenario, il vero protagonista degli ultimi sei mesi è stato il petrolio: con i suoi movimenti imprevedibili e contrari a ogni logica geopolitica, il greggio ha dimostrato quanto l’andamento dei mercati risponda a dinamiche strettamente tecniche. David Pascucci – market analyst di XTB – ha analizzato la situazione attuale, soffermandosi non solo sul petrolio ma anche su dollaro, metalli e terre rare.
L’importanza del dollaro
La maggior parte del commercio internazionale di materie prime è regolato in dollari americani, valuta di riferimento per tutti i mercati. In questo contesto il dollaro è rimasto sostanzialmente immobile, complice sicuramente il cambio di politica monetaria dovuto principalmente dall’andamento dell’inflazione, quest’ultima, a sua volta, strettamente legata al prezzo del petrolio. Un dollaro al momento senza spunti, considerato che resta ingabbiato negli stessi livelli visti mesi fa, la situazione appare bloccata da un cambio importantissimo, il cambio UsdJpy che vede uno yen molto debole e che richiederebbe l’intervento (l’ennesimo) da parte della Bank of Japan. Senza lo sblocco direzionale di questo cambio, il dollaro non può muoversi e di conseguenza non potrà di fatto influire sulle materie prime in modo diretto sull’andamento dei prezzi.
Il petrolio in discesa
Il petrolio ha seguito solo ed esclusivamente la sua natura tecnica di lungo termine. Ha sostanzialmente replicato un movimento già visto nel corso del 2022, quando è scoppiato il conflitto tra Russia e Ucraina. Il petrolio raggiunse i suoi massimi a ridosso dello scoppio dell’invasione russa, per poi crollare nel corso dei mesi successivi. Stessa cosa è successa con il petrolio attuale, ossia un forte rialzo allo scoppio del conflitto tra Usa e Iran, poi il crollo fulmineo del -30% e di nuovo il tentativo di aggressione dei massimi fallito a maggio, mese di conferma di un trend ribassista che ha portato ai 75 dollari attuali, un calo enorme dai massimi a 120 dollari. Questo potrebbe incidere su un ribasso generalizzato dell’inflazione su scala globale e un ritorno a prezzi normali per quanto riguarda tutte le materie prime.
I Metalli: Rame, Oro e Argento
Oro e argento, oltre a essere metalli preziosi, sono metalli utilizzati a livello industriale, pertanto svolgono una funzione fondamentale. Negli ultimi mesi, in linea con l’andamento del petrolio, abbiamo visto questi metalli soffrire dal punto di vista dei prezzi e da quello tecnico. Hanno subíto un crash dei prezzi dovuto all’enorme rialzo visto nel 2025, un rialzo che ha esasperato i prezzi e che ha portato a chiusure massive di posizioni rialziste poi sfociate in un crash di mercato dovuto principalmente al margin call sui contratti derivati. In sostanza, i prezzi stanno cercando di stabilizzarsi ma la dinamica a breve termine rimane principalmente ribassista. Per il momento l’area dei 4200-4400 dell’oro è quella da monitorare, così come area 68-72 per l’argento. Il rame, a differenza di oro e argento, è utilizzato molto di più, basti pensare all’industria dell’IA, le reti elettriche e l’automotive. Esso non riesce a superare i massimi visti a gennaio a 1480 dollari, ma il trend rimane rialzista grazie anche alla domanda generata proprio dall’industria dell’IA e dal mercato dell’automotive.
Litio e Terre Rare
Le terre rare restano un mercato controllato dalla Cina, dove il colosso asiatico detiene il 60% dell’estrazione globale e il 90% degli impianti di raffinazione. Il settore continua a macinare guadagni e i rendimenti da inizio anno di ETF che investono nel settore superano il 30% di rendimento (come l’ETF VanEck Rare Earth and Strategic Metals).
Il mercato in questione non sta risentendo al momento della situazione relativa al dollaro e al petrolio, complici anche le aziende quotate come Mp Materials e Lynas Rare Earths che godono delle tendenze rialzisti partite nel 2025.
Il settore è ovviamente dipendente dalla domanda relativa all’IA e elementi come Neodimio e Praseodimio vedono quotazioni al rialzo nel secondo trimestre di quest’anno. Il Litio vede una forte ascesa del prezzo dovuto alla domanda di storage di energia, sempre dipendente dallo sviluppo di tecnologie legate all’intelligenza artificiale. Nel solo 2025 il rialzo del carbonato di litio è stato del 58%, mentre nel solo 2026 assistiamo ad un rialzo del 79% solo nel primo trimestre del 2026. In pratica il tutto è strettamente connesso agli sviluppi dell’IA e la capacità di accumulare energia per il suo finanziamento, business del futuro ma allo stesso tempo rischioso in quanto dipendente dalle attuali dinamiche di mercato e dagli investimenti massivi nel settore dell’intelligenza artificiale.
